Processo Jolly Nero e indagini

img_1511Gli avvocati Alessandra Guarini, Massimiliano Gabrielli e Cesare Bulgheroni, già noti per la tutela di vittime in disastri navali quali il naufragio della Costa Concordia al largo dell’isola del Giglio e l’incendio del Norman Atlantic tra Italia e Grecia, si sono costituiti oggi come parte civile nel processo penale sull’incidente del Jolly Nero e crollo della torre piloti nel porto di Genova il 07.05.2011, in corso di svolgimento presso il Tribunale di Genova. Gli avvocati hanno ricevuto il mandato difensivo dai due familiari di Giuseppe Tusa, 30 anni, uno dei nove uomini morti all’interno della struttura di controllo abbattuta dalla poppa della nave portacontainer di proprietà della Ignazio Messina & C. S.p.A., nel processo che vede imputati per omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo di costruzioni e falsificazione dei documenti di bordo, a vario titolo tra loro, il comandante della nave Jolly Nero Roberto Paoloni, il pilota Antonio Anfossi, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, il direttore di macchina Franco Giammoro, il comandante d’armamento della società Messina, Giampaolo Olmetti, e la stessa società  Messina, chiamata anche a rispondere dei danni come responsabile civile.

Il caso della Jolly Nero e crollo della torre piloti, rappresenta una delle più grandi tragedie degli ultimi anni, sia per il numero delle vittime che per le circostanze in cui si è consumata.

Le responsabilità individuabili si profilano in tre direzioni, la prima è oggetto del processo penale in corso, mentre le altre due pendono attualmente in corso di indagini, anche a seguito della evidenza su nuovi elementi a carico di soggetti diversi e per fatti precedenti all’incidente.

LA NAVE: le ragioni della tragedia e del ficus processuale non si fermano alle manovre di evoluzione della nave e dei rimorchiatori, che certamente non sono state eseguite con peroIa ed in sicurezza, esistevano guasti e anomalie a bordo che erano note tanto agli ufficiali di bordo che ai responsabili della compagnia di navigazione Messina, come il contagiri e il ripetuto mancato avvio del motore, che anche durante la manovra non è ripartito in fase di inversione del moto di marcia.

LA TORRE: era stata costruita a ridosso del molo, su piloni tipo palafitta ed, incredibilmente, senza alcuna protezione da possibili abbordi e urti, neanche un frangiflutti; il progetto ed i materiali usati non garantivano stabilità in una zona interessata da navi ad alto tonnellaggio, la Capitaneria di Porto non ha tenuto conto del rischio e del traffico pesante di cargo, non adeguando le regole di manovra in un porto che sostanzialmente in decenni è cresciuto solo come movimento e non anche nelle strutture.

Il RINA: avrebbe rilasciato più volte senza un approfondito controllo la certificazione ai Messina ed in particolare al JN, sempre positiva e sempre a firma della stessa persona.

A questo riguardo, risulta evidente la sussistenza di gravi responsabilità non solo a carico degli imputati e soggetti a bordo della nave, ma anche di responsabilità di “contorno” per coloro che, come la società Messina e gli enti preposti alla sicurezza nella navigazione, hanno preparato il terreno alla tragedia massimizzando i ricavi ed applicando una politica del risparmio,  esattamente come nel processo Concordia, gli avvocati del pool “Giustizia per il Jolly Nero” propongono al tribunale di Genova, oltre alla richiesta di risarcimento per le vittime, di applicare i cd. “Danni Punitivi” sul modello anglosassone, ovverosia un moltiplicatore al normale criterio di liquidazione tabellare, con funzioni non solo compensative e riparatorie, ma anche e sopratutto a finalità esemplari e di prevenzione, affinché le compagnie di navigazione e gli enti preposti in genere, innescadosi un meccanismo virtuoso basato su criteri economici, investano nella prevenzione e formazione degli equipaggi e la salvaguardia della vita umana, piuttosto che esporsi al rischio di maxi-risarcimenti.

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