Ultimi testi del PM – Udienza 13.06.2016

Giuseppe Tusa, una delle vittime del crollo torre VTS nel porto di Genova, ed il contagiri della Jolly Nero, completamente incrostato di ossido e non funzionante

Udienza molto agitata quella del 13.06.2016 nel Processo Jolly Nero, con in aula a Genova i nostri Avv.ti Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli; si inizia ascoltando la testimonianza della sig.ra BORRIELLO moglie del nostromo della nave: si trovava nella sua cabina di poppa a vedere la TV e ha visto poco e niente, riferisce in modo confuso di essersi affacciata all’oblò-finestra della cabina solo dopo l’urto ed aver visto un polverone, ha saputo del crollo della torre e dei morti solo dalla televisione e dal marito quando è rientrato alle 2 di notte. Però ricorda di aver visto il cavo del rimorchiatore di poppa integro e poi spezzarsi dopo l’impatto. Nelle Sit raccontava le cose in modo molto diverso e nonostante le contestazioni non si capisce quale sia la versione affidabile. Viene sentito subito dopo il marito FERRAIOLI, o meglio si prova a sentirlo perché risponde pacatamente alle (poche) domande del PM e poi, alla prima domanda di un avvocato di parte civile, parte a valanga e va – da solo – letteralmente fuori di testa, tanto che viene interrotto l’esame testimoniale e si pensa di chiamare il 118; la scenata di oggi a voce alta segue quella di martedì scorso quando, dovendo esser sentito ed avendo atteso invano l’intera mattinata, il Ferraioli durante la pausa pranzo inizió ad urlare e se ne andò su due piedi con la moglie, tanto che il Giudice ne aveva disposto l’accompagno coattivo per la udienza odierna e la sanzione. Stavolta invece l’esame si interrompe così, e le altre domande che avremmo voluto rivolgere al teste sulla posizione delle ancore (appennellate o meno), sulla sua consapevolezza delle avarie al momento della partenza e su eventuali discorsi fatti al riguardo con i rappresentanti della Messina, vengono ritenute irrilevanti. Qualcuno ci ricorda (essendo noi intervenuti solo ora nel processo) che già altri testi hanno riferito sulla posizione delle ancore, ma di certo il nostromo era il responsabile a prua del Jolly Nero quella notte, ed è solo con lui che il comandante poteva concordare una predisposizione delle ancore in caso di problemi, potendosi in tal modo sostenere una cosciente e diffusa consapevolezza del rischio della manovra da parte dell’equipaggio, e magari anche a terra. Vengono acquisite le SIT del teste, che però sul punto non dicono nulla, perché nulla gli era stato chiesto al riguardo. Si cerca addirittura di sostenere che i difensori delle parti civili non hanno diritto al controesame, che spetterebbe solo ai difensori degli imputati, offrendo una nuova interpretazione dell’art. 498 cpp. E che una siffatta, inaccettabile, distorsione sia proposta in aula dal Pubblico Ministero ai difensori dei familiari di una vittima, lascia francamente perplessi, come a dire che ci si vorrebbe spettatori inerti senza intervenire anche se, come abbiamo ritenuto, alcuni aspetti delle responsabilità non sono stati adeguatamente approfonditi con i propri testi dalla Procura.

Viene poi sentito SURLINELLI della Polizia postale, che riferisce delle operazioni, senza successo, di recupero dei dati dall’hard disk del PC della torre, che registrava, tra l’altro i dati AIS della nave. Dati che sono quindi andati perduti, dovendoci quindi limitare, per ricostruire la manovra, alle informazioni contenute sull’eco-s VDR (scatola nera) a bordo della nave, che però registrava solo le voci in plancia e non anche tutti i dati del radar, andamento del timone, comandi macchine velocità etc., come sulla Concordia. Per ultimi nella giornata testimoniano due marittimi di una nave della Moby, D’ALI’ e PAPASERGI, che si trovavano quella notte sul molo Giano, fuori servizio ed intenti a pescare. Hanno prestato i primi soccorsi assieme ad altre persone che erano lì per caso come loro, andando a recuperare, sulle macerie ed in acqua, 3 dei sopravvissuti. I soccorsi, arrivati circa 15 minuti dopo, estrarranno, molte ore dopo, solo cadaveri.

Domani gli ultimi testi del PM e poi si inizierà con quelli delle parti civili: tra i testimoni dell’Avv. Alessandra Guarini si sentirà Adele Chiello Tusa, la madre di Giuseppe Tusa.

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