Il muro di gomma – ud. 21.06.2016

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Giuseppe Tusa e la mamma Adele Chiello

Alla udienza odierna nel processo Jolly Nero e crollo della Torre Piloti nel porto di Genova, ci siamo scontrati contro il muro di gomma della burocrazia militare, del pregiudizio processuale che persevera nel vedere la parte civile come un ospite indesiderato ed ingombrante all’interno del processo penale, con un Pubblico Ministero che pretende di confinare il nostro esame testimoniale alle sole questioni risarcitorie, ed un Tribunale che, per contro, ritiene le questioni risarcitorie estranee all’interesse del processo penale, con alcuni Avvocati di altre parti civili che preferiscono la strategia del basso profilo, del seguire dalle retrovie in silenzio le udienze e passare più semplicemente all’incasso risarcitorio a fine processo, con la indecorosa prassi di costringerci, per i nostri continui interventi, a prendere in prestito il microfono dalla postazione del PM o dei difensori degli imputati senza prevedere una postazione per gli Avvocati di parte civile.

Ci siamo scontrati oggi con il muro dei militari della Capitaneria di Porto, più abbottonati delle loro divise bianche e candide, della raffica reiterata di non so, non ricordo, non c’ero, non ero io l’incaricato a fare quella attività e non so chi altro lo fosse, di un sommozzatore che afferma di non ricordare e non saper dire, nemmeno per approssimazione, a quanti metri ha ritrovato il corpo di un suo collega, se fosse dentro o fuori dell’ascensore, che non ricorda i nomi e cognomi degli altri 8 componenti il suo reparto, con cui lavorava e mangiava tutti i giorni, con un PM che, nel silenzio dei difensori degli imputati, solleva inspiegabilmente opposizione alle ns domande sulle modalità, tempi e condizioni di ritrovamento del cadavere di Giuseppe Tusa, ci siamo scontrati, oggi in aula, con un muro di gomma, alto ed impenetrabile, e siamo rimbalzati miserevolmente.

Una udienza, quella di oggi, totalmente inconcludente, una vera sconfitta, ma non nostra, non degli Avvocati e tantomeno dei clienti che rappresentiamo, il cui diritto al risarcimento è incontestato ed incontestabile, anche se resta l’ultima cosa che pretendono di avere da questo processo.

La vera perdita è per l’accertamento della verità, per le risposte che non saranno mai date ad una madre che pretende legittimamente di sapere come, dove, quando e sopratutto perché è morto il figlio, per una verità processuale che si discosta per sempre dalla verità reale, e per una giustizia che si trincera dietro regole procedurali superabili e preconcetti su ruoli processuali non previsti da nessuna parte.

Una vera perdita per la verità, dicevamo, e senza arrivare alla verità non si può arrivare alla Giustizia. Una verità che non può nemmeno arrivare dopo trent’anni, nascosta dal muro di gomma come nel processo per il DC9 dell’Itavia, abbattuto ad Ustica in un war game noto a tutti ma mai accertato, ed una verità processuale parziale mai accettata dai familiari delle vittime e dai loro Avvocati.

Per questo continuiamo per la nostra strada, senza se e senza ma, convinti più di prima di essere sulla strada giusta, ed alla prossima udienza torneremo alla carica, consapevoli che, se diamo il meglio di noi stessi, potremo far saltare qualche bottone ed ottenere le risposte che cerchiamo. Questo fanno gli Avvocati di parte civile in un processo penale.

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4 risposte a Il muro di gomma – ud. 21.06.2016

  1. James Edward Gobbett ha detto:

    Di solito si pensa che “sostare nel raggio di azione dei mezzi in movimento” sia alquanto pericoloso, nonché vietato. Obbligare qualcuno a starci? Inimmaginabile.

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  2. Angelo. D. ha detto:

    Ci sarebbe da vedere tutti i passaggi a filo del molo che sono stati fatti da quando è stata fatta e che tutti temevano da lì sopra alla torre.. Questo lo sanno tutti e più di tutti chi comanda al porto cioè chi ha le navi e la capitaneria che ci ha messo gli uomini a lavorare dentro

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    • Gentile Angelo, ci piacerebbe avere altre informazioni su questi argomenti, utili agli altri filoni di indagine che sono ancora in corso di svolgimento da parte della magistratura, su responsabilità inerenti la costruzione della torre vts ed anche nei confronti della stessa capitaneria di porto, il blog serve sopratutto a questo.

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  3. Luigi Ruggeri ha detto:

    Se la parte civile non chiede soldi ma giustizia, allora diventa un ospite indesiderato ed ingombrante all’interno del processo che va taciuto ed emarginato usando ogni mezzo consentito dalla legge. Ma se lo consente la legge non lo consente l’educazione e il rispetto dovuto ad una madre a cui è stato ucciso il figlio.

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