Gli Ammiragli Melone ed Angrisano – Udienza 04.07.2016

Alla udienza del 4 luglio 2016, sono stati sentiti nel processo Jolly Nero due testimoni della nostra lista, gli Ammiragli Felicio Angrisano e Vincenzo Melone, rispettivamente Comandanti del porto di Genova prima e subito dopo l’incidente.

Clima molto teso in aula magna, sia per la levatura dei due testimoni che per le polemiche scaturite nei giorni scorsi dalla presenza del ns. blog – ritenuto da più parti inappropriato – e sulle ns modalità di procedere all’esame e controesame dei testi, da altrettante parti processuali evidentemente ritenuto dilagante e fastidioso. In compenso, però, la udienza si è tenuta in una aula degna di questo processo, ed organizzata con postazioni microfoniche finalmente dedicate anche agli avvocati di parte civile. Quantomeno opportuno, visto che oggi eravamo noi a condurre l’esame dei due unici testimoni della giornata.

L’Ammiraglio Angrisano, ora in pensione, era al momento dell’incidente al vertice della Capitaneria di porto di Genova, mentre il secondo, già Vice Comandante Generale del corpo delle Capitaneria di Porto – dal 16 maggio 2013 assunse l’incarico di Direttore Marittimo della Liguria – Comandante del Porto di Genova, ruolo che in realtà avrebbe dovuto rivestire – sostituendo Angrisano, già il giorno dopo il crollo della torre piloti, evento catastrofico che però spostò per ovvie ragioni di opportunità il passaggio di consegne tra i due di circa 8 giorni, ed è l’attuale Comandante generale in carica al vertice del corpo di Capitaneria e Guardia Costiera.

L’Avv. Alessandra Guarini avvia il loro esame chiedendo innanzitutto ruolo e funzioni all’epoca ed attuali, per poi spostarsi sulla natura e risultati delle indagini autonome amministrative, sommarie e formali, che la Capitaneria di Porto deve svolgere in occasione dei sinistri a mare, secondo l’art 579 del cod. nav. Le risposte che ci vengono date, anche se non sono particolarmente approfondite, in particolare quelle dell’ammiraglio Angrisano che aveva in pochi giorni lasciato l’incarico e dice di non conoscere i risultati delle inchieste (eppure aveva letto i report dettagliati delle operazioni, anche se successivi al suo trasferimento a Roma..) consentono di confermare che, anche per la Capitaneria di Porto, l’incidente è riconducibile a diverse concause, essenzialmente legate ai malfunzionamenti della nave ed al fattore umano. La inchiesta sommaria della CdP, già acquisita in atti, è uno delle fonti più importanti di elementi a carico degli imputati, e sarà fondamentale in fase di discussione. La inchiesta formale, invece, non risulterebbe esser mai stata chiusa, per non andare in contrasto, così ci viene detto, con gli esiti di questo processo e che accerteranno le responsabilità (anche se a noi risulta che anche la inchiesta formale sia autonoma), mentre su quella per incidente marittimo ai sensi della direttiva 2009/18/CE e della discendente normativa nazionale ovvero il Dlgs 6 settembre 2011 n. 165, nessuno dei due ci sa dire nulla, anche se è il Comandante del corpo di Capitaneria competente per territorio che dovrebbe disporla e condurla, trasmettendo poi il rapporto finale alla Commissione Europea, entro dodici mesi dal sinistro, per implementare le regole di sicurezza a livello Comunitario.

Sul ns. tentativo di approfondire il tema dei soccorsi, anche ai fini di accertare tempi e modalità più esatte della morte di Giuseppe Tusa (visto che nè i report quotidiani nè le relazioni definitive della Capitaneria, né tantomeno l’autopsia e neppure i testi sentiti in aula ci hanno saputo chiarire se il corpo venne trovato dentro o fuori dall’ascensore, a che profondità e dove si trovasse comunque l’ascensore quando è stato demolito e smaltito il fusto della torre con le macerie), troviamo, di nuovo, la pronta opposizione del Pubblico Ministero, che, non prima di averci fatto sapere che legge pure lui il ns blog e che ivi ne deduce la nostra ambizione di investigare su circostanze e responsabilità estranee a quelle contestate agli imputati, considera le ns. domande su questi argomenti una inammissibile “deriva” dai temi processuali fissati dai capi di imputazione e – verrebbe da dire udite udite – arriva oggi per lo stesso motivo l’opposizione formale ai microfoni anche di un difensore di altra parte civile al nostro esame testimoniale su queste circostanze. Vale ancora la pena sottolineare, viceversa, che oltre all’interesse come parte civile sui tempi di decesso ai fini risarcitori, cerchiamo di ottenere informazioni dai testi per ottenere la ricostruzione del fatto più vicina alla realtà, perché è quello che ci chiedono le nostre assistite.

Decisamente più soddisfacente invece è ciò che riusciamo a sapere dall’ammiraglio Melone con riguardo alle modalità organizzative inerenti le manovre di entrata ed uscita delle grandi navi dal porto di Genova. Prima dell’incidente ci sarebbe stata la prassi di concordare, in qualche modo, tra autorità portuale, piloti, rimorchiatori e comandanti delle unità, i parametri e modalità per eseguire le evoluzioni assistite da 1-2 piloti e 2-3 o 4 rimorchiatori a secondo delle esigenze stabilite dalle parti, sotto egida e coordinamento della capitaneria, mentre subito dopo l’incidente del Jolly Nero e sotto la direzione “Melone”, venne istituzionalizzato un incontro quotidiano in Capitaneria, alle ore 14,00, per organizzare in modo formale tali operazioni e verbalizzare le decisioni. Secondo l’Ammiraglio Angrisano, invece, questo confronto tra le parti interessate alla entrata/uscita della nave, in poche parole, prima non era affatto previsto neppure in modo informale e non servirebbe proprio a niente, poiché ogni decisione sulla manovra e sulla necessità di avere due o più rimorchiatori, la rotta da seguire, le distanze da tenere dai punti cospicui fissi etc. è rimessa esclusivamente al pilota, che nella sua funzione specifica di conoscenza del porto in cui opera, deve garantire la navigazione in sicurezza all’interno del bacino portuale, assumendosene ogni responsabilità. Il Comandante invece è il responsabile del funzionamento della nave e si occupa di far eseguire una check list degli apparati e strumenti per la navigazione che, prima della partenza, viene trasmessa alla Capitaneria di Porto per attestare che tutto funzioni regolarmente. Nel caso di malfunzionamenti o di circostanze particolari, la Capitaneria invia un proprio rappresentante a bordo a constatare la situazione e valutare i provvedimenti più opportuni. Entrambi gli ex Comandanti del Porto di Genova confermano che, se fosse stata comunicata o resa nota la avaria ai contagiri di plancia e/o il malfunzionamento del motore, la Jolly Nero non avrebbe di certo potuto mollare gli ormeggi.

Il risultato sicuramente positivo è che all’esito dell’esame di questi nostri due testi, particolarmente qualificati in quanto erano i vertici assoluti al comando portuale prima e dopo l’incidente, che tuttavia il pubblico ministero non aveva inserito nella propria lista, la posizione del pilota Anfossi ne esce inchiodata alle sue responsabilità.

Nella fase di controesame sull’ammiraglio Melone, il PM di udienza ci è sembrato voler approfittare della ghiotta occasione per rivolgere al teste alcune domande che riguardano le modalità formali con le quali vengono regolate dalla Capitaneria di Porto le regole di manovra all’interno del porto di Genova, visto che non le ha trovato da nessuna parte, e che riguardano, indubbiamente, sopratutto gli altri filoni investigativi tuttora in corso di svolgimento dalla Procura dopo il rilancio del Gip nel procedimento “Jolly Nero bis“. Estranei al processo pure questi, tutto sommato, ma ben lungi da noi opporci a tali richieste di approfondimento, alle quali l’Ammiraglio Melone, con evidente imbarazzo e difficoltà, non riesce oltretutto a dare una risposta compiuta. Senza contare che, subito dopo, il suo predecessore al comando del Porto, come riferito, sostiene che, in poche parole, non esistono ordinanze specifiche che regolino le distanze minime e gli spazi di manovra, stando al pilota l’esecuzione delle evoluzioni in sicurezza, a sua piena discrezione.

Il rinvio è a lunedì prossimo 11.07.2016 con gli ultimi testi della accusa e inizio dei testi delle difese imputati.

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Una risposta a Gli Ammiragli Melone ed Angrisano – Udienza 04.07.2016

  1. James ha detto:

    Tutti coloro che sono stati sulle banchine di un porto sanno quanto è pericoloso, tra carichi che cadono, cavi d’ormeggio che si spezzano e relative frustate, navi che ci sbattono contro, mezzi in movimento. Tra l’altro uno delle più elementari norme di sicurezza è: “Non sostare nel raggio di azione dei mezzi in movimento”. I piloti non sapevano che le navi si muovono? Chi li ha obbligati a starci? Possiamo sperare che la prossima torre in cima avrà solo telecamere e non persone?

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