Inchiesta “Jolly Nero” bis, altri indagati

Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta bis sull’incidente al Jolly Nero: l’indagine della Procura che già coinvolge il RINA – Registro Navale italiano –  deputato all’ispezione e certificazione delle navi civili (risulterebbero indagati tre suoi dipendenti per “falso in atto pubblico”), e la Capitaneria di Porto di Genova, alla quale invece, secondo le indiscrezioni di Repubblica e Il Fatto quotidiano, sarebbe stata contestata la “omessa vigilanza” per almeno altri 9 guasti alle navi della Messina non comunicati dalla compagnia, né denunciati dal Rina e dalla Capitaneria di Porto, approda alla iscrizione nel registro degli indagati di altri due soggetti, il capitano di fregata Marco Noris – già risultato avere rapporti promisqui con la compagnia Costa crociere in occasione del naufragio della Concordia – e il capitano di vascello Antonio Sartorato, addetto ai controlli riguardanti la sicurezza a bordo.

La Capitaneria di Porto, che si è occupata inizialmente dell’inchiesta portata avanti attualmente dalla Guardia di Finanza, finisce ora sotto indagine dopo le dichiarazioni di Gianluca Donadio, responsabile dell’Ufficio Sicurezza della Navigazione della Capitaneria di Porto di Genova, non indagato, che avrebbe confessato al pm Walter Cutugno: “Facevamo così, lo so che è sbagliato, ma le cose funzionano così… D’altra parte, io devo salvare il mio posto id lavoro”, delineando un mondo sommerso nel porto di Genova, fatto di certificazioni facili, controlli superficiali e, “scambi di doni o favori”.

L’elemento straordinario è rappresentato dal fatto che, per la prima volta, una seria indagine della magistratura mette sotto i riflettori il rapporto di evidente cortocircuito esistente tra controllati e controllori, per le certificazioni del RINA (già nel processo penale per il naufragio della Concordia dalle intercettazioni dei Carabinieri si venne a sapere che “Rina fa quello che vuole Fincantieri” e che per i collaudi si facevano “prove finte a mare”) ed il ruolo della Capitaneria, e che questi fatti vengano considerati una possibile concausa  autonoma nell’omicidio delle vittime per il disastro per la Jolly Nero.

Anche nel filone relativo alla indagine bis sulla collocazione ed alla progettazione della Torre l’inchiesta, si respira una atmosfera finalmente diversa: l’ex Procuratore capo di Genova avevano chiesto inizialmente l’archiviazione delle denunce ed esposti presentati dalla madre di Giuseppe Tusa – rimasto ucciso nel crollo della struttura al molo Giano – ma dopo che il GIP ha rimandato gli atti alla Procura, imponendo un approfondimento di indagine, il nuovo Procuratore capo Francesco Cozzi sembra aver dato un diverso credito alle denunce, ed il numero di indagati sale a 7: l’ultimo è quello del professore Mario Como, docente universitario e massimo esperto in opere portuali, al quale il PM Walter Cotugno contesta di aver fatto parte della commissione nel Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che diede approvazione nell’aprile 1994 alla collocazione della torre piloti, a filo di banchina e senza protezioni.

E dopo lo stop estivo, dalla settimana prossima riparte anche il processo penale principale, in corso di svolgimento presso il Tribunale di Genova e per il quale si prevede di arrivare a sentenza entro fine anno.

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