Discussione delle parti civili – udienze 25-27.01.2017

mtgenoa-20130509081828966164-620x349Alla udienza del 25 gennaio 2017, si è conclusa la requisitoria del Pubblico Ministero Dottor Cotugno sulle posizioni di Giammoro, direttore di macchina, di Repetto, primo ufficiale, e Vaccaro, ufficiale in terza a bordo del Jolly Nero: per i primi due viene formulata la stessa richiesta di pena che per il pilota Anfossi e cioè quella di anni 10 e mesi sei di reclusione, in considerazione della gravissima imperizia, imprudenza e negligenza dimostrata tra i due che hanno concluso quello che è stato poi definito “improvvido accordo”, e cioè la comunicazione a voce tra macchine e plancia sull’avvio del motore in mancanza di contagiri. Per Vaccaro, chiamata a rispondere per il reato di falso in atto pubblico (check list) ha richiesto minimo della pena con concessione delle attenuanti generiche prevalenti sull’aggravante contestata, che porta a otto mesi di reclusione.

Il microfono è passato quindi agli Avvocati dei parenti delle vittime per la loro discussione finale.

Il primo intervento tra tutti i difensori delle parti civili è stato quello dell’Avvocato Alessandra Guarini, difensore di Adele Chiello Tusa, mamma del giovane Giuseppe Tusa, il quale, smontando dal turno di guardia in ascensore, rimaneva intrappolato nella Torre crollata, annegando. L’avvocato Guarini, anche attraverso la continua e suggestiva ripetizione del nome di Giuseppe, riusciva davvero a far capire quanto le vittime siano prima di tutto persone, mettendo Giuseppe al centro della sua discussione, a partire dai tanti aspetti del suo carattere e del suo rapporto con la famiglia: un figlio esemplare e pietra portante della famiglia Tusa da quando, già dall’età di 17 anni – essendo mancato il papà quando lui era ancora appena bambino, aveva deciso di entrare in marina militare – subentrando nella figura dell’uomo di casa e di riferimento per la mamma e delle sorelle. Giuseppe, anche dal punto di vista economico, non ha mai atteso che gli fosse richiesto un aiuto, intuendo ed anticipando sempre quelle che erano le esigenze della famiglia, in particolare della madre. Veniva poi ricordato come il rapporto tra la Giuseppe e la sua famiglia non si fosse interrotto benché quest’ultimo venisse assegnato negli ultimi anni a diversi sedi militari in giro per l’Italia. Non solo. Giuseppe era destinato a ritornare definitivamente a casa sua a Milazzo avendo chiesto e ottenuto il trasferimento dopo l’esperienza genovese. Insomma Giuseppe Tusa a tutti gli effetti non aveva mai lasciato l’alveo familiare di origine nonostante i suoi impegni professionali. L’avvocato Guarini, attraverso la citazione di alcune pagine del libro “Vivi da morire“, scritto da due siciliani, Piero Melati e Francesco Vitale, ha poi fatto capire quanto quel legame sia ancora oggi tangibile ed attuale, ma ha ricordato anche quale sia stato il dolore che ha letteralmente distrutto la signora Adele Tusa quando le venne comunicato che il figlio era morto nell’incidente della Torre VTS, trasformandola poi però nella mamma coraggio che abbiamo imparati, tutti, a conoscere in aula e fuori. Da questa ricostruzione così drammatica e cruda della vicenda umana, l’avvocato Guarini passava poi ad esaminare in modo specifico quelli che sono stati i risultati del dibattimento penale e le certezze sulle varie ipotesi accusatorie. Venivano così compiutamente descritti i capisaldi delle responsabilità di tutti gli imputati, partendo in primis da quella morale e giuridica di Olmetti, chiedendo che il Giudice consideri le condotte di quest’ultimo oltre che in termini omissivi, anche e soprattutto in forma commissiva, e che, aldilà di quelle che sono state le severe richieste del Pubblico Ministero, voglia riconoscere in capo a tutti gli imputati l’aggravante della colpa cosciente con previsione dell’evento. Questa aggravante, precisamente prevista dall’art. 61 n. 3 del codice penale, ha conseguenze in ordine alle pene che dovranno essere irrogate da parte del Giudice, venendo meno, in particolar modo nei confronti di Anfossi, il calcolo di equivalenza tra aggravanti già contestate ed attenuanti generiche. L’Avvocato Guarini ha passato in rassegna tutti i motivi ed i riscontri anche documentali che consentono di affermare la piena consapevolezza del rischio da parte degli imputati, sia al momento della partenza con gravi avarie a bordo, sia al momento della gestione della fase di emergenza, quando si sono resi perfettamente conto di essere in procinto di abbattersi sulla Torre Piloti con la Jolly Nero in pieno abbrivio, eppure non hanno fatto nulla per impedirlo o lanciare l’allarme.

La parola passava poi all’Avvocato Massimiliano Gabrielli, che riprendendo le mosse dalla trattazione dei profili penali della sua Collega, si occupava invece di illustrare le questioni civilistiche e le richieste risarcitorie per la posizione sia di Adele che di Emma, sorella di Giuseppe Tusa. In particolare l’Avvocato Gabrielli ha ricordato come le parti lese abbiano diritto ad ottenere un risarcimento innanzitutto per il cd. danno da perdita del congiunto, che è diffusamente liquidato con riferimento alle tabelle del Tribunale di Milano, in base al vincolo parentale, andando da un minimo ad un massimo per ciascun grado. La giurisprudenza, commentava poi, dovendo collocare la liquidazione in quei valori tabellari, non può far riferimento al solo dato della convivenza (giustamente non essendo certo quell’elemento che possa indicare l’intensità del dolore per la perdita di un congiunto) quanto piuttosto all’intensità dei rapporti, affettivi, spirituali e materiali tra la vittima ed i sopravvissuti; ed allora si tornava di nuovo ad evidenziare quanto fossero attuali e significativi i legami tra Giuseppe e la madre, anche in relazione alle terribili modalità di morte di Giuseppe. Quest’ultimo doloroso e scabroso aspetto veniva anche esaminato con riferimento al cd. danno intermittente, ovverosia al diritto maturato in capo al soggetto che non subisce una morte immediata, ed assiste con drammatica lucidità all’avvicinarsi della propria fine, come purtroppo è avvenuto a Giuseppe, che è morto non certo con il crollo della Torre, ma per essere rimasto intrappolato dentro il fusto di cemento senza che i soccorsi lo raggiungessero, se non la mattina dopo quando era già annegato. Il diritto al risarcimento di una tale voce di danno è trasmissibile agli eredi jure successionis, i quali agiscono anche jure proprio per le altre voci risarcitorie non patrimoniali quali il danno biologico per disturbo da stress post traumatico, danno morale ed esistenziale, ed infine per quelle di natura patrimoniale, per la perdita di chances nell’aiuto economico che Giuseppe forniva tangibilmente ogni mese alla madre.

Una lunga parte della discussione, come previsto, era infine dedicata alla voce dei danni punitivi, dei quali si è richiesto il riconoscimento attraverso un meccanismo moltiplicatorio delle altre poste risarcitorie di natura compensativa (cioè di ristoro del pregiudizio subito, e non oltre), in capo agli imputati ed alla responsabile civile in solido con essi, con funzione invece di cosiddetta deterrence, affinché chi per un decennio ha risparmiato sulla sicurezza e prevenzione, ovverosia la azienda Ignazio Messina & C., venga pesantemente condannata in termini anche economici, unica lingua comprensibile per una azienda che ha fin qui pensato solo alla massimizzazione dei profitti, utilizzando navi con propulsori obsoleti e non implementando le procedure di sicurezza previste dalla normativa ISM e dal codice SMS. Tutti questi elementi, emersi in maniera inequivocabile nel corso del dibattimento, se da una parte giustificano le severissime richieste del PM di condanna nei confronti degli imputati, dall’altro giustificano l’applicazione nei confronti direttamente dell’azienda dell’invocato danno punitivo, parametrandolo alla gravità delle condotte di chi ha provocato con colpa grave quel danno, con funzioni esemplari e di prevenzione, secondo l’accezione illustrata nel dettaglio dall’Avv. Gabrielli.

img_0312Sul punto veniva anche chiarito che i risarcimenti che saranno concessi alla Sig.ra Tusa saranno destinati ad una fondazione a nome di Giuseppe Tusa, che si occuperà di sensibilizzare la cultura della sicurezza e prevenzione infortuni sul lavoro nelle aziende marittime e non solo, oltre che di musica, grande passione di Giuseppe. L’intervento di quasi due ore ed a due voci degli Avvocati Guarini e Gabrielli, veniva corredato dal deposito di una corposa memoria difensiva al Giudice, di oltre 60 pagine, in cui venivano esposti con dovizia di precedenti giurisprudenziali gli argomenti esposti nel corso della discussione orale.

Le richieste per conto della famiglia Tusa si sono chiuse il 27.01.2017, con la discussione dell’Avv. Armando Sorrentino, per conto di Silvana Tusa, l’altra sorella di Giuseppe, che innanzitutto ha rimarcato l’ingiusto trattamento riservato alle parti civili, troppo spesso viste da più parti come un ingombro nel processo, per poi svolgere alcuni interessanti argomentazioni sui risultati processuali e sulla tutela della vita umana nel diritto comunitario, proponendo infine, anche egli, la richiesta di danni punitivi.

Hanno parlato anche gli Avvocati dei feriti, tra i quali alcuni hanno dovuto rinunciare alla carriera militare per il trauma subito, poiché dichiarati inidonei al servizio.

A questo riguardo, negli altri interventi per le restanti parti civili private, discussi tra il 25 e 27 gennaio, si può dire che il fronte dei difensori si sia diviso sostanzialmente in due: da una parte chi, più o meno marcatamente, si allineava alle richieste di risarcimento integrale ed ultra-compensativo dei difensori della Sig.ra Tusa, mentre altri limitavano le richieste risarcitorie al solo danno non patrimoniale ed in alcuni casi alla sola richiesta di provvisionale, soprattutto per evitare che le pretese di surroga avanzate dal Ministero in merito alle elargizioni erogate ai parenti delle vittime del dovere, potessero incidere sui riconoscimenti da parte di questo Tribunale, riservando le richieste delle altre voci risarcitorie alla sede civile, a cui tali difensori si rivolgeranno con separato giudizio.

Vi è stata anche una voce fuori dal coro, che ha confutato la proprietà della citazione fatta a sostegno del danno punitivo, riguardante la pronuncia del Tribunale di Torino nel caso del crollo del liceo Darwin, commentando che la liquidazione del danno, incrementato del 50% oltre il massimo della tabella Milanese, non sarebbe affatto un moltiplicatore sul modello di danno punitivo invocato dall’Avvocato Gabrielli. Al di là della peculiarità che una parte civile ritenga di voler criticare un’altra parte civile – ove ciò non porti giovamento alcuno alle posizioni dei propri clienti – lasciamo il commento sulla sentenza n. 4007/2015, alle autorevoli parole di Gino M.D. Arnone, che ci sembra lascino davvero poco spazio a infeconde interpretazioni contrarie.

Dopo gli Avvocati delle vittime, hanno discusso prima il difensore dei “Rimorchiatori Riuniti del porto di Genova” S.r.l. – costituiti anche loro parte civile, che ovviamente ha ribadito quanto la manovra fosse impostata dalla nave Jolly Nero e quindi i rimorchiatori non potessero fare nulla se non eseguire gli ordini che gli venivano comunicati (come – nonostante l’impegno dei molti consulenti della Messina – nessuno ha dimostrato non essere avvenuto puntualmente), e poi l’Avvocato dello Stato che, per conto dei Ministeri della Difesa, dell’Economia e delle Infrastrutture, ha complessivamente richiesto il pagamento di oltre 26 milioni di Euro per il danno patrimoniale subìto, presentando il conto anche delle spese affrontate per i familiari nell’immediatezza dell’evento (perfino le tartine…); va anche detto che quando le figlie della Sig.ra Tusa hanno richiesto un supporto psicologico al ministero della Difesa per la madre, gli venne risposto che avrebbe dovuto recarsi per la terapia all’ospedale militare di Augusta, facendo 500 km circa tra andata e ritorno da Milazzo.

L’aberrazione più criticabile è però nella pretesa di surroga da parte del Ministero, come già anticipato, nel diritto risarcitorio di quei familiari delle vittime che hanno ricevuto l’indennità per le vittime del dovere, somme che quindi – secondo l’Avvocatura – dovrebbero esser detratte dal Giudice (penale o civile che sia) a monte dai risarcimenti posti a carico della Società Messina e liquidati a favore di questi soggetti, restituendole allo Stato. Al riguardo riteniamo risolutiva la Sentenza a SS.UU. della Cassazione n. 23396/2016, che conferma incidentalmente la natura assistenziale di tali benefici, volti cioè a prestare ausilio a chi abbia subito una infermità o la perdita di una persona cara a causa di una prestazione di un servizio a favore di amministrazioni pubbliche, cosa che evidenzia l’autonomia della prestazione assistenziale rispetto a quella risarcitoria.

E’ evidente, allora, come lo Stato non possa pensare di aiutare con una mano e togliere con l’altra, e che i Ministeri non hanno alcun titolo di surroga rispetto al diritto risarcitorio spettante ai parenti delle vittime, che non è stato – neppure in minima parte – anticipato dal Ministero della Difesa, trattandosi di erogazioni di tutt’altra natura.

Il 15 febbraio 2017 si prosegue con l’intervento dell’ultimo difensore delle parti civili per poi dare la parola ai difensori degli imputati.

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