Jolly Nero, la sentenza. 


​​JOLLY NERO – 17.05.2017. Condannato a 10 anni il Comandante Paoloni, otto anni e sette mesi per Repetto, sette per il direttore di macchina Giammoro, il pilota Anfossi, concesse le attenuanti generiche, condannato a quattro anni e due mesi. Assoluzione per Olmetti, responsabile armamento per la compagnia Messina. Questa ultima condannata ad 1.050.000,00 € di sanzione amministrativa.

Una sentenza non coraggiosa, anche se sicuramente un decisivo primo passo verso l’affermazione di giustizia. Non tanto per l’entità della pena, anche per Schettino la richiesta dei pm era stata di 27 anni e quindi circa il doppio della condanna definitiva a 16 anni, quanto invece per la assoluzione di Olmetti, uomo a terra della compagnia, e collegamento in termini di responsabilità tra coloro che hanno eseguito la manovra a bordo della Jolly Nero (condannati), e chi aveva fornito a quegli uomini una nave non in perfetta efficienza, e cioè la società armatrice. Manca un pezzo importante, e non è la condanna ad una sanzione economica, seppure molto pesante ad oltre un milione di euro, a fare giustizia. Ma è un risultato, importante e niente affatto negativo, un primo passo appunto, tenendo conto che negli altri filoni di questo procedimento penale torneremo a presentare il conto ai responsabili di contorno nella tragedia, essendo ormai squarciato il velo di omertà sul sistema portuale di Genova, fatto di violazioni sistematiche alle norme di sicurezza sul lavoro, certificazioni facili, rapporti promiscui ed ambigui tra capitaneria, enti certificatori e compagnie armatrici, tra controllori e controllati. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza di primo grado, ma siamo già determinati a richiedere con forza alla Procura di impugnare questa sentenza, portando avanti la giusta e severa impostazione accusatoria che non ha trovato pieno accoglimento in primo grado di giudizio. A margine di questo sono state infine liquidate provvisionali molto importanti alle parti civili ed ai Ministeri, anche se per i nostri clienti l’aspetto economico era e resta l’ultima delle aspettative, per poter dire che giustizia è fatta.

LETTURA DELLA SENTENZA

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4 risposte a Jolly Nero, la sentenza. 

  1. Pingback: Jolly Nero, la sentenza.  | Adele Chiello Tusa

  2. Adele Chiello Tusa ha detto:

    Sicuramente devo ringraziare i miei avvocati, Massimiliano Gabrielli, Alessandra Guarini, Cesare Bulgheroni, per la Loro onestà professionale e sopratutto per la sensibile disponibilità. Ringrazio i magistrati Valter Cotugno ed il Procuratore Capo Francesco Cozzi per l’impegno alle indagini del processo in questione. Oggi avrei voluto anche ringraziare la dott. Silvia Carpanini, purtroppo non lo posso fare, in quanto ha emesso una sentenza, per la morte di nove giovani uomini, mozza. Si, manca delle condanne fondamentali per questa strage, sicuramente prevedibile ed evitabile. Questa sentenza avrebbe dovuto rompere quei sistemi di poteri che lasciano sempre fuori i veri responsabili, che stanno ai vertici, che stanno all’apice delle violazioni nell’ambito della sicurezza degli uomini, dei cittadini italiani. Le società dei mezzi di trasporto, dei luoghi di lavoro, delle strutture pubbliche e private, sempre più risparmiano nella sicurezza per avere più introiti di guadagno economico. Le leggi sono emanate bene, direi ottime, ma non vengono applicate, appunto perchè, sentenze, come quella emessa, dal giudice Silvia Carpanini, il 17 Maggio 2017 a Genova per il processo Jolly Nero, nessuno teme una condanna e continua a violare le norme giuridiche, sopratutto continua ad uccidere la vita degli uomini. L’Italia tutta, per lunga e per larga, ha il primato per processi con la stessa causa, senza aver dato vera giustizia alle vittime e sopratutto senza aver punito i veri autori responsabili, come la Società Messina, gli armatori della flotta navale, vecchia con 40 anni di navigazioni. Sono veramente amareggiata e sopratutto delusa e non ci sono motivazioni alcune che possano giustificare una sentenza schock come questa, in quanto, oltre le prove ampiamente dimostrate in dibattimento, abbiamo delle azioni pregresse di avarie che vanno avanti da più di 10 anni, continuando a navigare con i permessi ottenuti dal Comando della Guardia Costiera di Genova e le certificazioni rilasciate dal Registro Navale Italiano. Tutti questi elementi erano sicuramente da valutare, anche alla luce della mail, letta dal P.M. in aula, dove intercorreva un ms, tra il Rina e la società, per ottenere l’annullamento di una prescrizione onerosa. Davanti ad un impianto di accuse e di prove così chiare, non c’è assoluzione che tenga signor giudice. Amministrare la “GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI” in nome del popolo Italiano è una grande responsabilità che, spesso in Italia, viene a mancare. Si dice che il nostro Stato sia Democratico, ma mancando la vera giustizia, manca proprio l’espressione più ampia della stessa democrazia. Adele Chiello Tusa, madre di Giuseppe Tusa, una delle nove Vittime di molo Giano.

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  3. Adele Chiello Tusa ha detto:

    Non ci siamo propriooooo lo ripeto. Ampiamente è stata dimostra, in dibattimento, la colpevolezza della società. Ma basta pensare a tutte le avarie e gli incidenti che hanno avuto la flotta navale degli armatori Messina, documentati oggettivamente. Solo per questo, nessuno può sostenere che le navi erano in efficienza e sicure. La stessa Jolly Nero ed anche altre navi, dopo pochi mesi, sono state vendute come ferro vecchio agli arabi, per essere rottamate. Infatti erano carrette vecchie, con 40 anni di navigazioni. Le avrebbero dovute fermare, ma continuavano a stare in vita con certificazioni e permessi che non meritavano. Un altro giudice nel procedimento delle certificazioni false ha interdetto personale della capitaneria di Genova ed ispettori nel Registro Navale Italiano. Ed anche questa, non è stato sufficiente per la valutazione alla dott. Silvia Carpanini. Ma, ancora, non ha saputo codificare il ms della mail tra il Rina e la società Messina, dove chiedeva di togliere una prescrizione onerosa. Evidentemente, in aula l’abbiamo letta tutti, ma il giudice è stata colpita da un’improvvisa miopia. La verità invece è che,per toccare la melma del porto di Genova, bisogna essere coraggiosi, purtroppo in Italia spesso manca…..Non ci sono motivazioni che possono giustificare questa sentenza. L’avaria è il motivo fondamentale di questa catastrofe, pertanto non si faccia passare il ms che l’equipaggio ha sbagliato la manovra, non si faccia passare come un errore umano. Troppo comodo e inattendibile con le perizie che l’hanno riscontrato. Con la scatola nera che lo registra. Con il pilota Anfossi che ha diretto la linea della sua difesa proprio per non essere stato informato, che il motore avesse problemi. E non per ultima, la nave nella prova della manovra, durante la 1^ perizia, ebbe nuovamente un arresto al motore, che poi ripartì. Ovviamente non aveva più la torre davanti per buttarla giù….!!!!

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  4. Adele Chiello Tusa ha detto:

    Il valore della sicurezza per la vita (no sempre per il Dio denaro)
    Tardi per fare due forum che abbia come tema la sicurezza dei porti e i soccorsi in caso di sinistri marittimi. Tardi rispetto alle tante stragi del mare. Ne cito solo tre:- Concordia-Crollo Torre di Genova-ll naufragio del Norman Atlantic- Considerando i morti, solo di quest’ultimi, sono tantissimi. Meglio tardi che mai, ma correre ai ripari dopo che viene indagata la guardia costiera, per reati penali come le omissioni a vario titolo, posso sostenere che avrebbero dovuto attivarsi prima. La delusione più grande è proprio quella che hanno il titolo della salvaguardia delle vite in mare, il paradosso, oltre a non avere fatto ciò che avrebbero dovuto fare, non hanno mai visto le mele marce che avevano dentro casa. Mio figlio Giuseppe Tusa, morto nel crollo della torre di Genova, aveva creduto nella legalità, onestà, nei diritti e nei doveri. Invece è stato calpestato proprio il suo diritto fondamentale la vita, tradito da membri con cui condivideva la sua vita tutti i giorni. Purtroppo la melma che l’ha affondato nelle acque di molo Giano è troppa. Bisognerebbe ripulire la nostra società e dopo forse si potrà avere rispetto della sicurezza. Finché il Dio denaro verrà sempre anteposto alla vita umana, finché prevalerá la legge dei potenti, delle lobby, del marcio e non ci sarà nessuno con una vera giustizia a fermarli, non ci sarà mai la sicurezza nei porti d’Italia. Questo vale per tutte le infrastrutture pubbliche. I lavoratori, i cittadini tutti, non sono oggetto di speculazione, non sono numeri o matricole da sostituire….Sono Vite da rispettare…La corruzione è la piaga più nera del nostro paese.

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