Appello Jolly Nero: al via le prime udienze

A Genova c’è il ricatto del porto, ma c’è anche chi non si piega e va avanti, con la massima attenzione a tutto quello che succede in aula e fuori. “Qui hanno tutti paura di parlare perché il porto non va toccato, altrimenti si perde il lavoro. Ma io la verità la voglio“. Adele Chiello Tusa, la mamma coraggio non si arrende di certo, e di fronte al palazzo di Giustizia parla con i giornalisti, con le tante persone e i familiari delle altre vittime, rilascia interviste; lei c’è sempre, e stringe tra le mani sempre la foto di Giuseppe, determinata più che mai ad ad ottenere giustizia senza mai abbassare la guardia, perché anche in fase di appello c’è da lottare per ottenere la conferma delle condanne in primo grado a carico degli esecutori della sciagurata manovra che ha causato l’abbattimento (non il crollo…) della torre piloti il 7 maggio 2013, a causa dell’urto della Jolly Nero.  E non solo: la Procura di Genova ha anche proposto appello incidentale contro l’unica assoluzione in primo grado di Olmetti, l’incaricato di vertice responsabile della flotta Messina, e che a fronte delle ripetute avarie si limitava a semplici riparazioni, senza indagare oltre sulle ragioni dei malfunzionamenti che – come al momento della uscita dal porto della Jolly Nero – potevano facilmente portare ad un disastro.

I legali della Compagnia Messina proprietaria della jolly Nero, hanno subito chiesto in via preliminare di sospendere il processo d’appello per riunirlo a quello di primo grado appena iniziato due settimane fa nei confronti di chi ha costruito la struttura portuale in quella posizione e non ha vigilato sulla sicurezza dei lavoratori addetti alla Torre. Ferma ed immediata l’opposizione delle parti civili, contro il rischio di bloccare questo processore di appello per oltre due anni in attesa della fine dell’altro. Anche perché la decisione di “spacchettare” le varie responsabilità esce da un percorso molto travagliato, ma trova il suo normale inquadramento e regolamento nell’art.41 n. 1 del nostro codice penale – che tratta appunto del concorso di cause indipendenti in cui l’evento consegue ad una mera coincidenza di azioni o omissioni, ciascuna indipendente ed autonoma dall’altra e non collegate tra loro da alcun vincolo soggettivo – ed abbiamo già detto delle cause sopravvenute in grado di interrompere ed escludere il rapporto di causalità, che costituiscono una eccezione (art. 41 comma 2 cp), ipotizzabile solo quando queste, di carattere assolutamente anomalo ed eccezionale, sono state da sole sufficienti a determinare l’evento, pur non essendo estranee agli altri avvenimenti, ma tolgono tolgono all’azione od omissione dei fatti e delle colpe concorrenti il carattere di condicio sine qua non dell’evento stesso – e che dunque in questo caso – nel quale le responsabilità degli uni non escludono certo quelle degli altri, può esser valutato in piena autonomia dai giudici della corte d’appello, che per il momento non hanno deciso e hanno rinviato alla prossima udienza fissata per lunedì prossimo.

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