Incidente e filoni processuali

Alle 23.05 del 7 maggio 2013 la Jolly Nero, una motonave di classe Ro-Ro porta-container di proprietà della società di navigazione Ignazio Messina & C., (acquisita dalla compagnia italiana nel 2006, già Maersk Alaska, ex SP5 Eric G.Gibson, ex Adrian Maersk, ex Axel Maersk),  avvia la manovra di uscita dal porto di Genova, diretta a Napoli e poi vari porti del Mar Mediterraneo, del Mar Rosso e ad Abu Dhabi; mentre procedeva in evoluzione all’indietro assistita da due rimorchiatori, il Genua e lo Spagna, con la poppa avanti in attesa di ruotare nel bacino di evoluzione ed uscire dal porto di prua, ha urtato contro la banchina ed abbattuto la palazzina e la torre piloti (alta 54 metri) costruita nel 1996 a ridosso del molo Giano, senza banchina di protezione, causando 9 morti e 4 feriti.

Nel crollo della torre perdono la vita:

  • Daniele Fratantonio, 30 anni, di Rapallo;
  • Davide Morella, 33 anni, di Biella;
  • Marco De Candussio, 40 anni, di Lavagna, originario di Barga (Lucca);
  • Giuseppe Tusa, 30 anni, di Milazzo;
  • Gianni Jacoviello, 33 anni della Spezia;
  • Francesco Cetrola, 38 anni, di Santa Marina (Salerno);
  • il pilota Michele Robazza, 31 anni, di Livorno;
  • l’operatore radio dei rimorchiatori, Sergio Basso, 50 anni, di Genova;
  • l’operatore radio dei piloti, Maurizio Potenza, 50 anni, di Genova.

VIDEO DELL’INCIDENTE


Le responsabilità individuabili si profilano in tre direzioni:

  1. LA NAVE: il pilota, comandante e ufficiali di bordo non hanno eseguito una manovra in sicurezza, esistevano guasti e anomalie ed erano note ai responsabili della compagnia di navigazione Messina.
  2. LA TORRE: era stata costruita a ridosso del molo, su piloni e senza alcuna protezione da abbordi e urti delle navi, il progetto ed i materiali usati non garantivano stabilità conto urti, la Capitaneria di Porto non ha tenuto conto del rischio per i militari impegnati in cima alla struttura e del traffico pesante di cargo, non adeguando le regole di manovra in porto.
  3. IL RINA: avrebbe rilasciato più volte la certificazione al JN, sempre positiva e sempre a firma della stessa persona.

PROCESSO JOLLY NERO PRINCIPALE – LA NAVE

All’esito dell’incidente probatorio, dalla quale emerge sopratutto che, secondo le indagini e le perizie, sulla nave portacontainer era in corso un’avaria, che il contagiri del motore era rotto e che non era possibile stabilire sia il funzionamento del motore sia la velocità, il gup Claudio Siclari ha rinviato a giudizio i cinque indagati:

  • il comandante della nave Jolly Nero, Roberto Paoloni;
  • il pilota Antonio Anfossi;
  • il primo ufficiale Lorenzo Repetto;
  • il direttore di macchina Franco Giammoro;
  • il comandante d’armamento della società Messina, Giampaolo Olmetti.
  • Anche la società Ignazio Messina è a processo per responsabilità amministrativa, per non aver osservato (o fatto osservare) le normative sul Codice di Navigazione in tema di sicurezza, oltre che in qualità di responsabile civile sui danni.

Le accuse sono omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo di costruzioni. Il PM contesta agli indagati di avere “effettuato la delicata fase di rotazione nelle immediate vicinanze della torre e delle strutture annesse, pur consapevoli che le predette strutture erano utilizzate da numerose persone ed erano poste al ciglio banchina su palafitte“. Non solo: sulla nave era in corso un’avaria, il contagiri del motore era rotto e non era possibile stabilire sia il funzionamento del motore sia la velocità. Nonostante questo la nave non fu affidata ai rimorchiatori che avrebbero potuto effettuare un servizio in consegna e governare interamente la manovra. A Repetto, Paoloni e Giammoro è poi contestato di non avere mantenuto un costante contatto tra la plancia e la sala macchine in considerazione dell’avaria del contagiri. In assenza di comunicazioni, il motore in avaria non sarebbe stato tempestivamente riavviato, causando l’impatto con la torre e la strage. A Olmetti viene contestato di aver omesso “di effettuare e di controllare che venisse effettuata l’analisi di gran parte degli incidenti avvenuti alle navi della flotta Messina, alcuni dei quali relativi a mancati riavii del motore in fase di manovra ed in diversi casi relativi specificamente alla nave Jolly Nero“; il Comandante della JN, Roberto Paoloni, è anche accusato di falso per non aver annotato sul giornale di bordo il mancato funzionamento del contagiri e di un altro falso in concorso con il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, che deve rispondere di falso per avere controfirmato la “check list” di controllo degli apparati della nave, secondo la quale tutto era in regola.

Il 17.05.2017 la prima sentenza, che condanna a 10 anni il Comandante Paoloni, otto anni e sette mesi per Repetto, sette per il direttore di macchina Giammoro, il pilota Anfossi, concesse le attenuanti generiche, condannato a quattro anni e due mesi. delude le aspettative invece la assoluzione per Olmetti, responsabile armamento per la compagnia Messina, nonostante nel processo si fosse raggiunta una prova decisamente credibile della sua responsabilità diretta nel verificarsi dell’evento. La Società quindi scampa il commissariamento richiesto dal PM come misura interdittiva ex D.Lgsl. 231, e viene “solo” condannata ad 1.050.000,00 € di sanzione amministrativa. In attesa di un miglior risultato in appello sul quale già hanno puntato procura e (alcune) parti civili.

PROCESSO BIS – LA TORRE PILOTI

–    La indagine “bis”, punta il dito sulla struttura portuale, con particolare riguardo alla progettazione e posizionamento della Torre, costruita a filo di banchina del Molo Giano, in posizione non protetta e con scelte progettuali (su palafitte) a cavallo dell’acqua ora messe in discussione: è stato il Gip di Genova a rimandare gli atti alla Procura (a seguito della opposizione di Adele Chiello Tusa alla richiesta di archiviazione delle sue denunce contro i costruttori e i datori di lavoro) imponendo al PM di approfondire, oltre quelle evidentemente in direzione della nave, anche altre responsabilità “di contorno”  ma autonome, nella tragedia “riconducibili al posizionamento e alle modalità costruttive della struttura muraria crollata, alla sua adeguatezza rispetto all’incremento del traffico navale all’interno del porto e ai fenomeni erosivi verificatesi nel tempo”. Indagati da subito sono i progettisti, ingegneri Bruno Ballerini e Paolo Grimaldi. Sono state indagate anche le inadempienze della Capitaneria di Porto, competente sulla regolamentazione delle manovre, movimentazione e di evoluzione delle navi e regole generali sulla navigazione, che in termini tecnici si chiamano “Norme per prevenire gli abbordi in mare“, che non sarebbero state adeguate nel tempo nonostante le trasformazioni e prolungamenti dei moli (soprattutto Ponte dei Mille). Ma finiscono sotto processo anche i vertici di capitaneria, con l’Ammiraglio Felicio Angrisano in testa, i rimorchiatori riuniti e tutto l’entrourage progettuale e quello della autorità portuale, in qualità di datori di lavoro delle persone che vennero collocate ad operare in una struttura, con ogni evidenza è notoriamente priva dei requisiti di sicurezza. Un disastro annunciato per il quale nessuno pre aver mai previsto un correttivo.

Dal 5 aprile 2018 si è aperta la udienza preliminare a seguito di richiesta di rinvio a giudizio a carico di ben 18 indagati nel procedimento “bis”, tra persone fisiche e società, per far luce attraverso un nuovo processo sull’accusa di aver costruito ed utilizzato la torre piloti di Genova “a cavallo della banchina senza tenere conto delle azioni non ordinarie incidenti sulla struttura come ad esempio l’urto delle navi in manovra nello spazio acqueo antistante al manufatto ed in assenza di qualsiasi protezione” mentre – per quanto ai datori di lavoro – «non adottavano le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori facendo continuare a lavorare i dipendenti nella torre omettendo di valutare il notorio rischio derivante da urti delle navi in manovra legati ad avarie e ad errori umani, e omettevano di aggiornare il documento di valutazione dei rischi senza predisporre alcuna misura idonea a tutelare l’integrità dei dipendenti».

Ad Aprile 2018 è quindi a tutti gli effetti iniziato anche il secondo processo davanti al GUP del Tribunale di Genova che prosegue ora nella fase dibattimentale monocratica.

TERZO FILONE DI INDAGINE – LE CERTIFICAZIONI

–     Il terzo filone di indagine, per falso in atto pubblico, è relativa ad un fascicolo aperto recentemente sulle certificazioni di sicurezza facili, rilasciate da parte del Rina (registro Italiano Nautico) sulle navi dei Messina. La indagine ha portato alal iscrizione di moltissimi soggetti ed all’arresto di diversi funzionari tra capitaneria e Rina.

Annunci