I Ministeri e Capitaneria nel processo Torre Piloti e Adele Tusa ricevuta dal Papa

IMG_8534Il 19 settembre 2018 si è tenuta la prima udienza dibattimentale del processo “bis” sul crollo della Torre Piloti, nel corso della quale abbiamo proposto per conto della famiglia Tusa e di Anmil, la chiamata come responsabili civili del Ministero della Difesa, Ministero dei Trasporti, Autorità portuale di Genova e della Capitaneria di Porto, che quindi ora saranno citati per rispondere dell’operato dei loro vertici – imputati nel processo – da un punto di vista civilistico per i risarcimenti. Ovviamente il coinvolgimento di questi enti come responsabili civili, sopratutto per i familiari delle vittime, ha anche un grande significato in tema “morale” in quanto la decisione sulle responsabilità del disastro e per la costruzione della Torre in quella posizione e con quelle caratteristiche, coinvolgono ora un pezzo importante dello Stato.

Fuori del Tribunale di Genova c’è stato grande interesse mediatico al processo, anche per via della contemporanea vicenda del crollo del ponte Morandi, che come più volte abbiamo sottolineato, ha molti punti in comune con il crollo della Torre Piloti: erano opere ambiziose nate male e gestite peggio; e quando dietro a questi disastri c’è lo Stato o un gruppo importante come i Benetton, chi non ha vigilato e tutelato la vita delle persone deve pagare duramente con il carcere e risarcimenti economici severamente punitivi.

Il dibattimento nel processo sulla Torre Piloti – con udienze ad oltranza ogni mercoledì a partire da dicembre 2018 – si svolgerà di fronte al giudice monocratico dott.  Riccardo CRUCIOLI – e vede come imputati a vario titolo per omicidio colposo aggravato, disastro colposo, crollo di edificio in forma colposa, attentato alla sicurezza dei trasporti (solo per Angrisano) sempre in forma colposa, con le aggravanti di aver commesso i fatti con la violazione dei doveri derivanti dalla pubblica funzione o un pubblico servizio, oltre a diverse violazioni del testo unico sicurezza, il commissario e i dirigenti tecnici del Consorzio autonomo del porto di Genova (Bruno Capocaccia, Angelo Spaggiari, Paolo Grimaldi, Edoardo Praino) che avevano redatto il progetto precontrattuale per la costruzione; il presidente e il membro della sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici che espressero parere favorevole al progetto (Ugo Tomasicchio, Mario Como); i datori di lavoro delle nove vittime e i responsabili della sicurezza (l’ammiraglio ed ex comandante di tutte le Capitanerie Felicio Angrisano e l’ufficiale Paolo Tallone della Capitaneria di Porto, Gianni Lettich e Sergio Morini della corporazione Piloti e Gregorio Gavarone e Roberto Matzedda della Rimorchiatori riuniti) oltre che le due società corporazione piloti e la Rimorchiatori riuniti ex D.lgsl.231/2001.

Il lavoro che ci aspetta sarà di nuovo monumentale e con una frequenza di udienze davvero impegnativa, in quanto gli oltre 250 testimoni, consulenti tecnici e altre prove dibattimentali avranno aspetti tecnici molto specifici, oltre che coinvolgere importanti profili giuridici sulla responsabilità dei singoli imputati nella adozione delle decisioni, autorizzazioni e fasi progettuali, ma come già è stato dimostrato dalla famiglia Tusa anche attraverso consulenze tecniche di parte in fase di opposizione alla iniziale richiesta di archiviazione del procedimento, è davvero innegabile anche da un punto di vista penale, quello che risulta evidente agli occhi dell’uomo comune: quella torre era stata costruita (per ragioni di opportunità e convenienza e non di necessità tecnica) fuori dal filo del molo Giano su piloni in stile palafitta, senza alcun riguardo al rischio per eventi del tutto prevedibili in un porto, ossia l’urto di una nave sulla banchina.

IMG_5218.jpgLa determinazione e battaglia di Adele Chiello Tusa, grazie alla quale si sta celebrando questo secondo e distinto processo dopo la condanna in primo grado a carico dei componenti dell’equipaggio della nave Jolly Nero, ha infine avuto un ulteriore riconoscimento di grande importanza spirituale, proprio il giorno successivo al celebrarsi della apertura del dibattimento, a seguito della udienza privata con Papa Francesco Bergoglio in occasione dell’incontro con Anmil in Vaticano, e della benedizione della foto di Giuseppe Tusa che rivendica la richiesta di Giustizia di mamma Adele, e che ormai la accompagna costantemente in ogni udienza, intervista, incontro e occasione pubblica.

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