JOLLY NERO BIS – chiesto il rinvio a giudizio per altri 18 indagati

A meno di un mese dallo scadere dei termini per l’appello alla sentenza di primo grado nel processo “Jolly Nero“, pronunciata il 17 maggio 2017 dal Tribunale di Genova – e che ha visto la condanna di tutti i soggetti coinvolti nella manovra della portacontainer della Messina Ignazio & Co – la Procura di Genova ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nel filone di indagine “bis” che riguarda, invece, tutti i soggetti responsabili della progettazione e realizzazione della torre Piloti di Genova, a filo banchina e senza protezioni adeguate contro i possibili impatti delle navi in transito a pochi metri dalla struttura, e i responsabili della sicurezza ed i datori di lavoro di coloro che lavoravano nella torre (Capitaneria di porto e corpo dei Piloti portuali), ed in particolare delle 9 vittime.

Appena scritta la prima pagina processuale sul disastro, quindi, viene dato impulso al procedimento penale parallelo, che dovrà invece accertare le ulteriori responsabilità, autonome rispetto a chi era chiamato a condurre la nave fuori dal Porto di Genova, e che coinvolgono ben 18 indagati, tra persone fisiche e società, per far luce attraverso un nuovo processo sull’accusa di aver costruito ed utilizzato la torre piloti di Genova “a cavallo della banchina senza tenere conto delle azioni non ordinarie incidenti sulla struttura come ad esempio l’urto delle navi in manovra nello spazio acqueo antistante al manufatto ed in assenza di qualsiasi protezione” mentre – per quanto ai datori di lavoro  – «non adottavano le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori facendo continuare a lavorare i dipendenti nella torre omettendo di valutare il notorio rischio derivante da urti delle navi in manovra legati ad avarie e ad errori umani, e omettevano di aggiornare il documento di valutazione dei rischi senza predisporre alcuna misura idonea a tutelare l’integrità dei dipendenti».

Una gravissima negligenza, sia da parte di chi ha realizzato quella chè è stata definita nel primo processo “un gigante di cristallo“, proprio a filo della banchina, su piloni tipo palafitta e senza alcuna minima protezione, esponendo a grave rischio la struttura e chi ci lavorava dentro; un rischio di impatto ad evidenza eclatante, solo a guardare ancora oggi le fotografie sul prospetto lato mare dell’edificio, e quelle realizzate da alcuni addetti al lavoro sulla torre qualche mese prima della tragedia, e che, tuttavia, era stato incredibilmente ed irresponsabilmente trascurato da parte di tutti.

Va detto, a questo punto, che la celebrazione di questo nuovo processo si deve solo ed esclusivamente alla instancabile determinazione della nostra assistita Sig.ra Adele Chiello Tusa, la mamma coraggio del sottocapo di Capitaneria Giuseppa Tusa – deceduto a seguito del crollo della torre, che ha proposto una serie di denunce evidenziando proprio la inadeguatezza della struttura e la mancata valutazione del rischio e della sicurezza sul posto di lavoro da parte dei vertici datoriali e portuali, ma che si era inizialmente vista rispondere dalla Procura che nessuna responsabilità era individuabile a fronte di un evento tanto devastante ed imprevedibile come l’impatto di una nave sul manufatto, vedendosi richiedere la archiviazione di tutte le denunce.

Attraverso la fiera opposizione alla richiesta di archiviazione, la Sig.ra Adele Chiello Tusa, che non si è risparmiata nulla in termini di impegno personale e attraverso avvocati, consulenti e indagini proprie, si è sentita però dare ragione dal GIP di Genova, che ha ordinato al PM di svolgere ulteriore attività, risultando dimostrato, al contrario, quanto – non solo a posteriori – ma sin dalla fase progettuale era evidente come la torre fosse stata ideata in modo anomalo ed inadeguato – unico caso al mondo costruita a cavallo della banchina e senza alcun presidio contro gli impatti – e quanto ben prima dell’evento del 07.05.2013 si fossero già verificati altri incidenti e la percezione di rishio da parte chi chi era chiamato ad operare in cima alla struttura, fosse più che evidente e manifesta.

Ciò ha determinato un decisivo cambio di rotta e di atteggiamento da parte del Pubblico Ministero Walter Cotugno, con una serie di approfondimenti investigativi e tecnici che hanno coinvolto gli attuali soggetti indagati e che finalmente porterà sul banco degli imputati anche questi altri soggetti, che hanno certamente ed autonomamente contribuito al realizzarsi della tragedia.

Lo stesso Giudice Silvia Carpanini, nelle motivazioni della sentenza del processo “principale”, afferma che il disastro è avvenuto per colpa della negligenza dell’equipaggio ma sulla tragedia potrebbe avere influito anche la posizione della struttura: “Non può non tenersi in considerazione – scrive – che forse altre responsabilità potrebbero individuarsi a carico di chi ha permesso la costruzione della torre in una posizione così esposta, senza che venisse adottata alcuna cautela, né sotto forma di struttura di protezione né come disciplina della navigazione“. “Questo – spiega – non fa venire meno la responsabilità di chi ha travolto la torre con una manovra che non presentava criticità, affrontata solo con imprudenza e disattenzione, ma certo una generale presa di coscienza da parte di chi gestiva la struttura del pericolo nel far manovrare navi in quel contesto e della necessità di adottare misure di protezione anche contro l’errore umano inescusabile, avrebbero potuto impedire la tragedia“.

Una diversa pagina, quindi, che deve essere ancora scritta nella ricerca della verità e di accertamente su tutte le responsabilità in questo evitabile disastro, perché – riportando le parole della stessa Sig.ra Chiello Tusa: “il porto deve essere un posto sicuro per quanti ci lavorano. Bisogna dare un segnale che questi ragazzi non sono morti per nulla. Io a mio figlio devo portare i nomi dei responsabili, non solo i fiori sulla tomba. Giustizia deve essere fatta. Noi vogliamo la verità su chi ha contribuito alla morte di questi ragazzi

Le persone indagate per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio sono il commissario e i dirigenti tecnici del Consorzio autonomo del porto di Genova – Fabio Capocaccia, Angelo Spaggiari, Paolo Grimaldi, Edoardo Praino, che avevano redatto il progetto precontrattuale per la costruzione; il presidente e i membri della sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici che espressero parere favorevole al progetto – Ugo Tomasicchio, Mario Como, Giuseppe Parise, il progettista Bruno Ballerini, il collaudatore Giorgio Mozzo, oltre ai datori di lavoro delle nove vittime e i responsabili della sicurezza – l’ammiraglio Felicio Angrisano e l’ufficiale Paolo Tallonedella della Capitaneria di Porto; Giovanni Lettich e Sergio Morini della corporazione Piloti e Gregorio Gavarone e Roberto Matzedda della società Rimorchiatori riuniti. Uno dei membri del Consiglio superiore dei lavori pubblici Antonio Rinaldi è nel frattempo deceduto, quindi la sua posizione è archiviata.

In attesa di conoscere la data per la udienza preliminare per il procedimento “bis” e la data di discussione dell’appello sul processo “principale” (proposto sia dalla Procura Generale e dalla Procura di Genova oltre che, ovviamente, dai familiari di Giuseppe Tusa e da poche altre parte civili, puntando tutti il dito sopratutto contro la assoluzione di Giampaolo Olmetti, responsabile di vertice aziendale a terra all’armamento ed alla sicurezza), la nostra attenzione resta alta anche sull’ulteriore filone di indagine per falso in atto pubblico sulle certificazioni di sicurezza facili, rilasciate da parte del Rina (Registro Italiano Nautico) sulle navi dei Messina e di altri armatori, arrivata fino all’incidente della “Norman Atlantic” ed al processo penale in corso di celebrazione a Bari in cui siamo convolti come difensori di molti passeggeri. La indagine ha portato alla iscrizione nel registro indagati di 35 persone ed all’arresto di diversi funzionari tra Capitaneria e Rina.

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